Ecco lo Schalke di Wagner

Scritto da  Lug 29, 2019

Chissà se è discendente di Richard, tra i maggiori compositori tedeschi (autore della celebre "Cavalcata delle Valchirie"), con cui condivide quel cognome carico di storia e leggenda, che equivale circa al nostro Verdi. Non si sa nemmeno se ama Apocalypse Now e l' "odore del napalm al mattino". Ma di certo c'è una cosa: David Wagner, nuovo allenatore dello Schalke 04, sa perfettamente qual è la sua missione, e cioè riportare, dopo l'ultima annata storta, i colori dei "minatori" (Die Knappen), già "blu reali" ("Die Konigsblauen"), al loro posto di competenza.

DALLE STELLE ALLE STALLE Quante cose possono cambiare in 365 giorni? Tante, tutte. E la storia recente dello Schalke sta lì a dimostrarlo. Vi ricordate Domenico Tedesco, giovane allenatore classe '85, dalla chiare origini italiane (nonostante il cognome)? Ecco, la sua storia è emblematica in tal senso: all'esordio in Bundesliga , datato 2017-2018, secondo posto e ritorno in Champions League, l'inizio di una splendida favola, destinata però ad aver vita breve. Nella stagione successiva, infatti, la squadra fa una fatica tremenda in campionato, dove è perennemente nelle zone basse, ma va avanti in Europa, fino agli ottavi. Qui la corsa dei minatori s'interrompe di fronte all'ostacolo City, corsaro in Germania per 2-3, e schiacciasassi al ritorno, con un secco 7-0. La goccia che fa traboccare il vaso. Risultato: esonero istantaneo e chiamata al capezzale della squadra di Huub Stevens, l'usato sicuro da chiamare nei momenti di difficoltà. La squadra riesce infine a salvarsi, evitando nelle ultime giornate lo spettro playout: ma il campionato, nel complesso, è certamente da dimenticare.

UN NUOVO INIZIO Ringraziato Stevens per il servizio reso al club, la società volta pagina, ripartendo da un allenatore emergente: David Wagner, tedesco-statunitense reduce dal triennio in panchina all'Huddersfield, riportata in massima divisione inglese nel 2016-2017 dopo ben 45 anni di assenza. Sedicesimo posto il primo anno in Premier e dimissioni al secondo, nello scorso gennaio, con la squadra ultima (destinata alla retrocessione). Ma l'impresa della promozione rimane: da qui la scelta della dirigenza biancoblu, decisa a puntare sul tecnico già calciatore dello Schalke negli Anni Novanta ed esordiente in panchina nel 2011 con la squadra riserve del Borussia Dortmund. Nel maggio scorso l'accordo ufficiale, con un contratto triennale per l'allenatore e la promessa implicita di riportare la società di Gelsenkirchen nella alte sfere della Bundesliga.

IL MERCATO Quanto è cambiato lo Schalke durante l'estate? Dopo l'ultima annata storta, ecco Ozan Kabak, giovane talento difensivo classe 2000, pagato la bellezza di 15 milioni allo Stoccarda, Benito Raman, ala sinistra 24enne, 13 milioni dal Düsseldorf, il terzino destro Jonjoe Kenny, in arrivo dall'Everton, e il portiere Markus Schubert, già Nazionale Under 21 tedesco. Un totale di 30 milioni, ammortizzato in parte dalle cessioni di Embolo (per 10 al Borussia Mönchengladbach) e del portiere Fahrmann al Norwich. Tanta gioventù e talento al servizio del nuovo tecnico, pronto ad inserire i nuovi nello scacchiere dei titolari. Ma il pre-campionato dei blu reali, a dirla tutta, non è stato finora esaltante: una sola vittoria, contro una squadra di quarta serie tedesca, poi pareggio contro il Wattenscheid 09 (2-2), sconfitta col Norwich e 1-1 martedì scorso col Twente; come parziale scusante, va detto che la squadra era imbottita di riserve e giovani, con diverse assenze illustri (su tutte Salif Sanè, difensore senegalese impegnato fino a poco tempo fa nella Coppa d'Africa). Venerdì scorso la partenza per il ritiro austriaco, con permanenza a Mittersill, nel Salisburghese (tra il Parco Nazionale Alti Tauri e le Alpi di Kitzbuhel). 27 i giocatori convocati dal tecnico: tra questi, Caligiuri, Nastasic (ex Fiorentina), Can, Stambouli Burgstaller, tra gli assi portanti della squadra. Presenti anche il portiere Nubel e il centrocampista Serdar, titolari nella Germania all'ultimo Europeo Under 21. Di ritorno anche il giovane talento Weston McKennie, nazionale statunitense, reduce dalla Gold Cup recentemente persa in finale col Messico.

LA PROBABILE FORMAZIONE Nell'ultima amichevole col Twente, la squadra di Wagner si presentava così: Nubel in porta, linea difensiva con Kenny, Nastasic, Kutucu Oczipka, centrocampo con Raman, Stambouli, Mascarell Matondo, attacco con Harit Mercan. Una squadra che non dovrebbe cambiare molto, limitandosi agli ingressi dal primo minuto di Burgstaller e McKennie. Wagner comunque giura di non avere "un sistema di gioco di riferimento e di preferire la difesa a 4 a quella a 3". Affermazioni già constatate nelle scorse partite e che avranno probabilmente seguito anche oggi.

UN FILO ROSSO (BLU) Perché Schalke e Bologna hanno molto in comune? Perché entrambe hanno vinto sette scudetti (ma lontani nel tempo: l'ultimo del Bologna è datato '64, quello tedesco '58), e condividono lo status di nobili decadute in cerca di rilancio, seppur con due situazioni diametralmente diverse. Entrambe furono regine negli Anni Trenta, decennio che le vide dominare in lungo e in largo nelle proprie nazioni. Non sarà inoltre la prima volta che le due compagini s'incontrano: nel 2016, un'amichevole sempre giocata in territorio austriaco ( a Mittersill), finì 2-1 per i blu reali (per il Bologna segnò Brienza). Questa volta si gioca a Kitzbuhel, pronta ad accogliere le due squadre: calcio d'inizio alle ore 18.

Ultima modifica il Lunedì, 29 Luglio 2019 16:34
Stefano Brunetti

Bolognese e bolognista, blogger e poeta, filosofo e asceta, con particolare passione per i colori rossoblù: scrivo sul Bologna da quando sono in fasce, o forse anche prima. Autore su Mondo Bologna, ma anche scrittore, cantante, musicista: con Bologna sempre al centro, come unica fonte d'ispirazione. Cosa ne penso di Destro? Non penso. Pro o contro Donadoni? Neutro. Perché la maglia vien prima di tutto. Datemi dell'ignavo, del conservatore, del bigotto: ma a parte questo, giuro che ho anche dei difetti. Perché prima di tutto viene lei: la maglia del Bologna. 7 giorni su 7. E la maglia non si contesta: si ama. Anzi, di più: si adora.
Ed io, in fondo, non sono che questo: un adoratore seriale. Di professione.