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Continua il tabù Juventus: al Dall'Ara passa Allegri

Scritto da  Dic 18, 2021

La terza sconfitta di fila lo dichiara senza troppi giri di parole: i sogni d'Europa sono ancora troppo per questo Bologna, che si arrende anche alla Juve di Allegri, e si rassegna ad un finale di 2021 in calando. La Vecchia Signora vince facendo il minimo indispensabile, e dando seguito ad un tabù che sembra senza fine.

FORMAZIONI. Mihajlovic insiste sul blocco delle ultime settimane, con Soriano che torna al suo posto e Arnautovic che guida l’attacco. Torna Dominguez in mezzo, Skov Olsen in panchina. In casa Juve risaltano gli out di Dybala e Chiesa, più Chiellini dietro: Cuadrado torna in difesa al posto di De Sciglio, Kean e Bernardeschi provano a far dimenticare l’assenza dei big là davanti.

PRIMO TEMPO. Grande atmosfera sugli spalti, dove lo spauracchio nebbia viene cancellato dall’epica “fumogenata” della Bulgarelli: pubblico caldissimo, che prova a riscaldare un clima meteo da Polo Nord. Sotto le Due Torri è la partita più sentita, e si capta fin dai primi minuti. A regalare un dispiacere al pubblico del Dall’Ara ci pensa però subito Morata: non sono passati neanche cinque minuti, che Bernardeschi taglia la difesa rossoblù con un assist al bacio, buttato dentro dall’attaccante spagnolo. Vantaggio Juventus. La nebbia torna a farsi sotto, impedendo la visione di diverse zone del campo: serata certamente difficile, dal punto di vista del clima. Per il primo squillo del Bologna bisogna attendere il quarto d’ora: Svanberg, uno dei più attivi, si mette in luce guadagnandosi un corner. Ancora una cross dello svedese viene raccolto da Arnautovic, che di testa ci prova ma non spaventa Szczesny. Lo svedesino si guadagna la palma di più attivo sul fronte rossoblù: da un tiro carambolato di Dominguez, Mattias prova in rovesciata, proprio sotto la curva. Non va, ma gli applausi del pubblico testimoniano all’unanimità chi è il migliore in campo. Al ventesimo da segnalare in curva Bulgarelli alcuni striscioni di sostegno per la tifoseria gemellata del Ravenna. La trama del primo tempo vede un copione comune: partita noiosa, con il Bologna che prova a condurre il gioco, ma non riesce a tirare in porta, e la Juve che risponde in contropiede. 0-1 all’intervallo, un risultato per lo più bugiardo.

SECONDO TEMPO. Mihajlovic rompe la tradizione, e fa un cambio dopo i primi quarantacinque minuti: dentro Skov Olsen per De Silvestri, formazione molto più offensiva. Proprio il danese si guadagna il primo corner della ripresa, segnalandosi subito per un buon impatto con la partita; Allegri fa un doppio cambio all’ora di gioco: Locatelli ed Alex Sandro entrano al posto di Arthur e Pellegrini. Soriano illumina improvvisamente la scena servendo Dominguez, che trova però la strada sbarrata da Szcezesny. Gli spazi nell’area juventina son chiusi, il bunker guidato da Bonucci è impenetrabile, e dall’altra parte Cuadrado fa una magia: destro imparabile, e pallone là dove Skorupski non può arrivarci (decisiva una deviazione di schiena di Hickey). Allegri fa un altro doppio cambio: dentro Kulusevski e Betancur per Kean e McKennie. Mihajlovic risponde con Vignato e Sansone, che entrano per Barrow e Svanberg. La partita sembra addormentarsi, la Juve gestisce bene il gioco; mentre la nebbia torna ad alzarsi, Sinisa esaurisce il bonus cambio con Santander e Viola al posto di Hickey e Soriano; anche Allegri non resta a guardare, gettando nella mischia Kaio al posto di Morata. Il Bologna di fatto alza bandiera bianca, rassegnandosi alla sconfitta: al Dall'Ara passa la Juve 0-2

Stefano Brunetti

Bolognese e bolognista, blogger e poeta, filosofo e asceta, con particolare passione per i colori rossoblù: scrivo sul Bologna da quando sono in fasce, o forse anche prima. Autore su Mondo Bologna, ma anche scrittore, cantante, musicista: con Bologna sempre al centro, come unica fonte d'ispirazione. Cosa ne penso di Destro? Non penso. Pro o contro Donadoni? Neutro. Perché la maglia vien prima di tutto. Datemi dell'ignavo, del conservatore, del bigotto: ma a parte questo, giuro che ho anche dei difetti. Perché prima di tutto viene lei: la maglia del Bologna. 7 giorni su 7. E la maglia non si contesta: si ama. Anzi, di più: si adora.
Ed io, in fondo, non sono che questo: un adoratore seriale. Di professione.