Il Punto sul Bologna - Un colpo d'affetto

Scritto da  Gen 01, 2019

Tre settimane, cantava Fred Bongusto. Tre settimane da ricordare. Saranno quelle che attendono il popolo rossoblù prima che parta il lungo, lunghissimo finale. A parte quello che avrebbe dovuto essere una festa ma che, data la contingenza, rischia di essere un vero fastidio: la coppa Italia contro la Juventus. È probabile che in quella data la dialettica tra parte della curva e Saputo potrebbe raggiungere un punto apicale. In questo quasi lustro di gestione Italo-canadese mai si era raggiunto un tale rischio di frizione. Quelle nove sigle di tifosi che firmano il documento di protesta chiedono un effetto lavatrice che rinnovi i vettori dirigenziali: da Fenucci a Di Vaio (nome, quest’ultimo, che diventa decisamente più divisivo tra le genti rossoblù). Un punto su cui, tuttavia, è difficilmente prevedibile un assenso dal Canada. Proprio Fenucci e Di Vaio sono da considerarsi elementi fondanti per Saputo. Su di loro, il chairman ha imposto la propria fiducia. E difficilmente si priverà di loro. Si dica per completezza che questo radicale cambiamento riguarda un sentimento non del tutto unitario con l’intera città; ma certo è che la critica si sta diffondendo. Brutalmente: il momento non è sereno.
Chiave per tornare ad una possibile mediazione di intenti tra il “produttore” e i suoi “clienti”, è il mercato che è in partenza e che, probabilmente, ha già chiuso i primi due assestamenti: Soriano e Sansone. Ma non saranno sufficienti a placare le vibranti acque. Ci vorrà qualcosa in più. Un colpo d’arte. Un colpo che coinvolga più elementi e che getti il seme per una nuova speranza. Può essere un colpo di mercato, sarebbe il più facile da ottenere: con un esborso di denaro che porta evidenti crediti di consenso, utilissimi per qualunque azienda.
Ma potrebbe essere un colpo gestionale. O relazionale con l’intera città. Insomma, un colpo ad effetto. Meglio, uno scambio di affetti. Perché o questo periodo si risolve come una rapida buriana famigliare e dunque circoscritta in un tempo adeguato, oppure si rischia di diventare come una delle tante piazze d’Italia dove il tifo si divide al proprio interno e prende corpo il reale e freddo distacco tra proprietà e città. Oggi, questa seconda possibilità non ci può o deve appartenere. Non oggi. Perché ciò che tutti amiamo, il nostro Bologna, è davvero in bilico. La debacle sportiva rischia di essere paragonabile a ferite che avrebbero dovuto essere dimenticate: quando retrocedemmo per colpa dell’Ascoli (tremenda, quella, per chi la ricorda!), per esempio. Oppure con il Parma a farci da boia (altrettanto dolorosa).
Ecco. E non è per nulla un bene che chi è tifoso del Bologna debba cominciare l’anno nuovo con queste preoccupazioni. Però, sanità mentale e lucidità. Ogni parte coinvolta in questa querelle sa di avere delle responsabilità. Sia per il lato sportivo, sia per quello sociale e di serenità pubblica. Non sempre si vince con la forza, né economica né fisica. E l’unica cosa che può avere senso è che ciò che ci ha reso unici rispetto a tutti gli altri, sia anche ciò che ci contraddistinguerá nel nostro futuro.
Un colpo d’effetto, un colpo d’affetto. Tra tutte le parti coinvolte. Ognuno, secondo ciò che può.

Massimo Sampaolesi

Fa parte del Direttivo di 1000 Cuori Rossoblu. Si occupa di Comunicazione e ama il Bologna come se stesso. Passioni: la filosofia e la Virtus.